Circolano voci negli ambienti finanziari riguardo una possibile fusione tra il leader del settore della birra Anheuser-Busch InBev e la divisione beverage di PepsiCo.
Negli anni scorsi, sebbene separate dal punto di vista legale, queste due aziende hanno costruito una collaborazione unica: nel 2009, negli Stati Uniti hanno siglato un accordo per una fornitura congiunta con l’obiettivo di risparmiare negli articoli da ufficio, computer e altri materiali. In modo più visibile, lo scorso anno, le due aziende hanno iniziato a collaborare per quanto riguarda la pubblicità nei punti vendita. Le due aziende, inoltre, sono già legate da un punto di distribuzione: il produttore brasiliano di birra Ambev, controllato da AB InBev, ha imbottigliato e distribuito i soft drink Pepsi in Brasile, Argentina e gran parte dell’America centrale dall’inizio degli anni 2000 oltre a produrre e distribuire nella regione il Gatorade della PepsiCo.
Secondo quanto riportato da Bloomberg Businessweek quest’anno, le previsioni di crescita per il comparto birra sono di appena il 4% nei prossimi 10 anni rispetto al 14% del precedente decennio. Da sempre, AB InBev ha optato per una crescita basata sulle acquisizioni piuttosto che una crescita nella vendita dei prodotti esistenti. Ma, un’acquisizione completa di PepsiCo non rispetterebbe le regole antitrust, mentre molto probabilmente passerebbe l’acquisto della divisione dei soft drink PepsiCo Americas Beverages che rappresenta circa un terzo dei ricavi netti di PepsiCo e solo il 26% dei suoi profitti operativi.
Da un punto di vista strategico, quest’acquisizione non sembrerebbe così senza senso: è chiara la politica di AB InBev di taglio dei costi e di distribuzione soprattutto in questo momento di stasi dei volumi della birra e l’aprirsi al mondo dei soft drink porterebbe AB InBev a diventare un colosso delle bevande piuttosto che soltanto di birra e alcolici.