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Federalimentare: import-export nel 1° quadrimestre 2016

Secondo quanto riportato da Federalimentare, Il consuntivo del primo quadrimestre 2016 registra una quota export di 9.213,5 milioni di euro, pari a +1,2% sullo stesso periodo 2015, che indebolisce nettamente il passo messo a segno nel trimestre (+1,7%) e nel bimestre (+3,2%). 

Il consuntivo conferma il prevedibile ridimensionamento degli USA, dal +19,5% del consuntivo 2015, al +2,5% del quadrimestre. A fianco, spicca il cedimento vistoso e progressivo della Cina, con un +1,8%, dopo il +3,8% del trimestre, il +10,6% del bimestre e il +23,8% del 2015. Ancora una volta emerge il passo migliore della media della UE, con un +2,6%, comunque in fase di indebolimento. È evidente la forte perdita di velocità delle dinamiche in atto rispetto ai consuntivi export del 2015 che avevano raggiunto un +6,7% per l’industria alimentare e un +3,9% per l’export totale del Paese 

Nello specifico: Germania -0,9%, Francia +1,3% e Regno Unito +1,1%. La frenata del Regno Unito, in particolare, dopo il +9,5% del 2015, appare vistosa e poco incoraggiante circa i futuri contraccolpi della Brexit. L’unico, grande paese europeo che conserva un’ottima dinamica espansiva è la Spagna, con un +11,4% sui quattro mesi. Ancora, a livello europeo, va ricordata la continua caduta del mercato russo, con un -6,2%, in rientro comunque dopo il -12,4% del trimestre, il -16,2% del bimestre e il -33,2% del consuntivo 2015. 

Su altri fronti, si segnala la leggera crescita del Canada (+2,2%), che migliora i dati deludenti di inizio anno, ma rimane indietro alla buona crescita dello scorso anno (+8,2%). Stabili, rispetto ai precedenti progressivi 2016, le discese del Giappone, con un -9,4%, e Hong Kong, con un -13,4%. Spiccano invece, nell’area orientale, i passi espansivi della Corea del Sud (+24,1%), delle Filippine (+15,7%) e di Singapore (+11,3%). 

A livello di comparto, registrano variazioni positive a due cifre solo il “molitorio” (+18,1%) e il “saccarifero” (+15,5%). Seguono: l’”ittico” (+7,1%), gli “oli e grassi” (+7,1%) e il caffè (+6,3%). Sul fronte opposto, si segnalano i cali delle “acque minerali e gassose” (-8,3%), del “riso” (-7,0%) e della pasta” (-5,8%).

 

Luigi Pelliccia

pelliccia@federalimentare.it

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