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Confermato lo stretto legame tra batteri intestinali e obesità

Sulla rivista Cell Reports (vol.19, n. 12, pagg. 2451-2461,2017) ricercatori della Cleveland Clinic hanno dimostrato un legame biologico tra il metabolismo dei batteri intestinali e l’obesità. Infatti, bloccando una specifica via metabolica dei microbi intestinali si può prevenire l’obesità e la resistenza insulinica oltre a rendere il tessuto adiposo metabolicamente più attivo.

Il gruppo di ricercatori ha studiato la via metabolica che crea l’ossido di trimetilamina (TMAO), un sottoprodotto della digestione da parte dei batteri intestinali di composti chiave, quali colina, lecitina e carnitina, che si trovano nei prodotti di origine animale. Livelli elevati di TMAO sono associati a un maggior rischio di episodi seri all’apparato cardio-vascolare, quali infarto e attacco cardiaco. Essendo le malattie cardio-vascolari e l’obesità così strettamente correlate, il gruppo ha ipotizzato che il TMAO possa essere coinvolto anche nelle vie metaboliche che portano all’obesità. Si è focalizzato su un enzima ospite chiamato FMO3, monossigenasi 3 contenente flavina, che converte il TMAO nella sua forma attiva. È stato scoperto che i ratti con il gene FMO3 mancante o disattivo sono protetti dall’obesità anche se alimentati con una dieta ricca in grassi e ipercalorica; inoltre, questi ratti hanno fatto registrare una maggiore espressione di geni associati alle cellule adipose beige o marroni che sono metabolicamente più attive di quelle bianche.

Lo studio ha confermato in 435 pazienti che alti livelli di TMAO sono associati a una maggiore incidenza di diabete di tipo 2.

 

 

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