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Tutti gli alimenti ultraprocessati sono legati al cancro e al diabete?

 

Un articolo di Robby Berman pubblicato su Medical News Today rivela che il consumo di alimenti ultraprocessati è stato collegato a varie malattie croniche individuali come cancro, diabete e patologie cardiovascolari. Ora, un grande studio conferma che questi prodotti sono anche legati a comorbilità o a combinazioni di queste malattie.

La ricerca rileva un aumento del 9% nella probabilità di sviluppare comorbilità cardiovascolari e cardiometaboliche per chi consuma alimenti ultraprocessati in modo significativo, dove il rischio cresce in associazione ai prodotti di origine animale e alle bevande dolcificate sia con zucchero che con dolcificanti artificiali.

I ricercatori non hanno invece trovato alcuna associazione simile fra pane e cereali ultra elaborati, prodotti alternativi a base vegetale e comorbilità.

Il lavoro analizza i dati raccolti nello studio prospettico europeo di coorte su cancro e nutrizione (EPIC) attualmente in corso che valuta le associazioni tra cancro, altre malattie e fattori di rischio dietetici, genetici e ambientali e legati agli stili di vita.

Per il nuovo studio, pubblicato su “The Lancet Regional Health – Europe”, i ricercatori hanno esaminato i dati relativi a 266.666 partecipanti. Gli alimenti che hanno mangiato sono stati classificati in base al loro livello di trasformazione secondo l’indice Nova, mentre per seguire lo sviluppo di malattie croniche, il lavoro si è protratto per 11,2 anni.

 

Alimenti trasformati contro ultraprocessati

Non esiste accordo universale sulla definizione degli attributi di un alimento processato in modo “problematico”, e questo è in gran parte dovuto al fatto che la maggior parte degli alimenti moderni, a meno che non siano veramente a Km 0, comporta che vengano in qualche modo lavorati.

Gli alimenti trasformati possono comprendere alimenti sani come tofu, pane semplice, tonno in scatola o fagioli e formaggio, ma a destare preoccupazione sono gli alimenti ultrarocessati, o UPF.

Lo standard utilizzato dalla maggior parte dei ricercatori è l’indice Nova, sviluppato da Carlos Monteiro e colleghi della Sao Paolo University in Brasile.

Heinz Freisling, esperti di nutrizione e metabolismo per l’Organizzazione mondiale della sanità, nel nuovo studio ha spiegato come Nova classifichi gli alimenti non in base al loro profilo nutrizionale, ma al grado di trasformazione in quattro categorie: ingredienti freschi o minimamente elaborati, ingredienti culinari, trasformati e ultraprocessati.

Michelle Routhenstein, dietista esperta di cardiologia preventiva di EvenlyNourished.com, non coinvolta nello studio, ha descritto l’ultima categoria come “alimenti realizzati esclusivamente utilizzando una combinazione di processi industriali”.

Dal momento che il grado di trasformazione da solo non racconta l’intera storia – anche gli ingredienti contano – rimane spazio per opinioni personali su questo argomento.

Per Freisling, gli alimenti ultraprocessati sono cibi che non possono essere preparati a casa a causa della mancanza sia degli ingredienti che dei macchinari caratteristici dell’ultraprocesso. Ne sono esempi coloranti, dolcificanti artificiali e conservanti alimentari.

 

 

Come gli alimenti ultraprocessati possono causare comorbilità

Attualmente la ricerca sta indagando sul perché alimenti ultra processati evidenzino un forte legame con una vasta gamma di condizioni. Freisling ha ipotizzato che forse abbia a che fare con la pronta disponibilità di tali alimenti ad un costo inferiore per il consumatore. Progettati in funzione del sapore e della non deperibilità, vengono spesso consumati in eccesso. Ad esempio, una semplice pannocchia di mais bollita non può competere con un sacchetto di chips. Inoltre, gli additivi, inclusi i dolcificanti artificiali, potrebbero giocare un ruolo, come pure la totale mancanza di fibra dietetica, accanto alla matrice alimentare modificata, cioè la matrice naturale o la forma di un alimento a livello microscopico.

La Routhenstein ha osservato che anche i metodi di lavorazione potrebbero essere i veri responsabili, poiché generano sottoprodotti all’interno dell’alimento in grado di promuovere la malattia. Ad esempio, le glicotossine (AGE) si formano come sottoprodotto di alcune produzioni alimentari e possono portare a infiammazione e stress ossidativo, contribuendo a numerosi problemi di salute. I livelli di AGE sono più elevati negli alimenti ultraprocessati che utilizzano calore secco, come cracker, patatine e biscotti.

 

Il pane, i cereali e le alternative a base vegetale sono più sani?

Sebbene lo studio non abbia trovato alcuna associazione tra pane, cereali ed alternative a base vegetale ultraprocessati, Freisling non crede che ciò significhi che dovrebbero essere ampiamente consumati, ricordando che, se questo studio riguarda le comorbilità, gli alimenti succitati sono stati collegati a malattie croniche individuali in studi precedenti.

 

Si possono mangiare alcuni cibi ultraprocessati?

Secondo Freisling si è dimostrato che un fattore di rischio – in questo caso un elevato consumo di alimenti ultraprocessati – non è solo legato a una maggiore probabilità di sviluppare una malattia grave, ad esempio il diabete, ma può aumentare il rischio di sviluppare una combinazione di malattie, nota come multimorlidità. Inoltre, sarebbe importante comunicare al pubblico che alcuni sottogruppi di alimenti ultraprocessati dovrebbero essere preferiti rispetto ad altri. Ad esempio, quelli a base vegetale rispetto a quelli di origine animale.

Routhenstein concorda con questo punto, sottolineando la necessità di considerare il valore di nutrienti come la fibra a compensazione degli effetti dannosi degli alimenti ultraprocessati come definiti dalla classificazione Nova.

 

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