Food Executive

Giovedì, 14 Marzo 2013 16:23

Il mondo delle bevande gasate nel 2012

Secondo una recente ricerca di Innova Market Insights, nonostante le bevande gasate siano nettamente dominanti in termini di dimensioni del mercato, rappresentano solo il 14% dell’attività globale di nuovi prodotti nel 2012.

Gli Stati Uniti sono il più grande mercato dei soft drink gasati al mondo e hanno i più elevati livelli di consumo pro capite. Come risultato, lo sviluppo di prodotti tende a passare di lì anche se la natura molto concentrata del mercato, con i tre attori principali che rappresentano il 90% delle vendite, limita in alcuni casi l’innovazione.

L’interesse per le linee a basso contenuto calorico e con poco zucchero è ora ben saldo e i prodotti che utilizzano questo tipo di claim rappresentano il 17,5% dei lanci globali di nuove bevande gasate. Questa quota raggiunge quasi il 25% negli Stati Uniti e nell’Europa occidentale e crolla all’11% in Asia. Una tendenza più recente sono i prodotti a contenuto calorico medio posizionati a metà strada tra i prodotti zuccherati e i benefici salutistici delle opzioni senza zucchero. Questo concetto è stato testato negli Stati Uniti, per esempio, con Pepsi Next di PepsiCo, una cola con il 60% in meno di calorie rispetto alla Pepsi regolare e dolcificata con una miscela di sciroppo di mais ricco in fruttosio, aspartame, acesulfame K e sucralosio. Il marchio è stato lanciato anche in Australia con una formulazione con stevia per una riduzione del 30% di zucchero.

Sempre negli Stati Uniti, Coca-Cola ha sviluppato e testato la propria gamma di bevande a contenuto calorico medio contenente dolcificanti naturali quali zucchero, stevia e eritritolo che hanno permesso una riduzione del 50% delle calorie.

La terza azienda più importante negli Stati Uniti, Dr. Pepper Snapple ha sviluppato il Dr. Pepper Ten Concept, una bevanda gasata con 10 calorie che si rivolge agli uomini di età compresa tra 25 e 34 anni e che posiziona a metà tra i soft drink tradizionali e le offerte a contenuto calorico medio.

Nonostante un primo riscontro positivo, questi nuovi concetti potrebbero confondere i consumatori con i diversi livelli di calorie, i differenti dolcificanti o il difficile posizionamento cannibalizzando le vendite delle linee tradizionali o a basso contenuto calorico.

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